Strumenti2018-12-03T13:49:34+00:00
Sax soprano

Sax soprano

L’inventore del sassofono è  Antoine-Joseph Adolphe Sax, nato il 6 novembre 1814 a Dinant, in Belgio.
Il padre possedeva una fabbrica per la costruzione di strumenti a fiato in legno e ottone. È qui che Adolphe inizia la sua formazione. Studia flauto e clarinetto al Conservatorio di Bruxelles diventando un virtuoso ed è lì che elabora la sua idea di perfezionare questi strumenti. Mentre migliora un clarinetto basso comincia a disegnare gli schemi di un nuovo strumento. Sarebbe stato una sorta di “incrocio” tra un legno e un ottone, che si doveva integrare agli strumenti a corda. Sax si basò sugli ottoni per inventare il suo strumento, ma utilizzò un’imboccatura e una forma simili al clarinetto. È così che, dal nome del suo ideatore, nacque il sassofono. Sax produsse il suo primo strumento nel 1841, lo presentò alla celeberrima Esposizione di Parigi nello stesso anno e, nel 1842, sempre a Parigi lo suonò in pubblico.

Clarinetto

Clarinetto

L’argomento che tratta le origini del clarinetto è un qualcosa di molto delicato e spesso è frutto di accese dispute tra chi sostiene questa o quella tesi. Caratteristica di questo strumento è l’ancia semplice battente presente in molti strumenti antichi: lo “zummarah”, “l’argheul”, il “pibhorn” meglio conosciuto come “hornpipe” gallese oltre a tanti altri strumenti popolari come la zampogna e la ciaramella. Lo strumento, però, più accreditato come “antenato” del clarinetto è lo “chalumeau” parola che deriva dal latino calamus (piccola canna) oppure calane (flauto di canna). Anche questo, come altri, aveva la caratteristica di emettere suoni più gravi di quanto ne dovesse generare un tubo di quella lunghezza. Bisognerà aspettare l’inizio del 1700 per intravedere lo strumento attuale, quando Johann Christian Denner (artigiano di Norimberga) applicò allo chalumeau due chiavi (una per il la l’altra per il si bemolle). La scoperta decisiva però, fu quella del portavoce. Nonostante già esistesse, nessun portavoce innalzava i suoni di una dodicesima. Altri innovatori furono il virtuoso Joseph Beer (1760), Ivan Muller (1812), Klosé-Boehm che nel 1839 inventò il clarinetto con sistema moderno.Questo strumento aveva 17 chiavi e 6 anelli per 24 fori così come la maggior parte dei clarinetti di oggi.

Bansuri

Chalumeau

Il clarinetto primitivo o ” Chalumeau ” (strumento ad ancia battente semplice con sette fori , derivato dalla” cennamella” franco-sveva) aveva l‘estensione divisa in due scale: una di suoni fondamentali, l‘altra di armonici, in due diverse tonalità (do, sol) che si ottenevano mediante una pressione maggiore delle labbra sull’ancia ed era di quattro tipi (soprano, alto, tenore, basso)  per un estensione totale di solo tre ottave. Tali limiti e imperfezioni, assieme all‘originalità del fenomeno acustico che si manifestava in tubi cilindrici ad ancia battente indussero il fabbricante di strumenti a fiato in legno Johann Christian Denner (Lipsia 1655; Norimberga 1707) a compiere delle trasformazioni sullo strumento che determineranno la nascita del Clarinetto.Questo primitivo clarinetto era intonato in Do. L’estensione di questo strumento, discontinua per la mancanza di alcuni semitoni, era formata da due scale di differente carattere e agganciate fra loro da tre suoni medi. La prima scala, detta anche dei suoni fondamentali, prese il nome di “chalumeau”, la seconda degli armonici si chiamò “danno” per la chiarezza dei suoni, molto simili a quelli del Clarino medioevale.

Clarinetto turco

Clarinetto turco

Clarinetto interamente metallico, dal corpo molto sottile e dal suono duro, presente in passato in tutta la zona del mediterraneo. Ancora oggi viene costruito nell’Anatolia centrale ed usato in Turchia. Rivalutato negli ultimi anni da molti musicisti. Esiste in tonalità di sol e do, diatonico e cromatico.

Musette

Musette

Cornamusa di origine francese. Già nota in Francia nel XIII sec., la musette fu soprattutto in voga nei secc. XVII e XVIII. Era costituita da un serbatoio con dell’aria a forma di sacco,alimentato da un piccolo mantice che il sonatore azionava con un braccio e, nei modelli più evoluti, da due chalumeaux ad ancia doppia, rispettivamente con cinque e sette fori per l’esecuzione delle melodie e inoltre da uno a tre tubi di bordone che producevano ognuno un     suono continuo di accompagnamento. Oggi si suona quasi esclusivamente a fiato. Ne esistono modelli di varie tonalità e dimensioni, ma la più usata è quella in sol, spesso affiancata da ghironda e organetto. Il termine può indicare una composizione musicale scritta nell’intento di imitare il suono caratteristico di questo strumento. Johann Sebastian Bach ha inserito alcune musette nelle sue suite, ma anche una danza di carattere rustico originaria dell’Alvernia. Strumento che negli ultimi anni è rinato, utilizzato ancora oggi nella musica popolare del sud Francia e nord Italia.

Piffero

Piffero

Il piffero è un oboe popolare, simile ad altri strumenti ad ancia doppia diffusi in varie parti del Mediterraneo e alla bombarda bretone. Si tratta di strumenti semplici di origine assai antica. Oggi usato quasi esclusivamente quello in tonalità di sol, ha  un suono molto potente e si suona con una tecnica particolare, quella dello staccato, che dà il ritmo alla danza. Utilizzato soprattutto per la musica popolare del nord Italia e realizzato generalmente in legno chiaro di bosso oppure nero d’ebano. L’ancia, chiamata popolarmente “musotto”, è di canna, fissata con cera d’api, che serve anche a chiudere o intonare alcuni fori dello strumento.

Shanay

Shanay

Strumento di origine indiana. Appartiene alla famiglia degli antenati dell’Oboe che si possono datare dal tempo delle antiche civiltà medio orientali ed europee. Vengono generalmente suonati in coppia o in gruppi e solitamente all’aperto; il suono stridente dello strumento, è dovuto all’ancia doppia ricavata da una particolare canna secca dell’India del nord. Esistono shanai di varia grandezza e tonalità: caratteristica dello strumento è l’utilizzo dei quarti di tono e la possibilità di praticare, grazie alla morbidezza dell’ancia, un glissato marcato.

Zurne

Zurna

Strumento di origine Persa del sesto secolo suonato in Turchia, Egitto, Libia, Tunisia, varia nella forma e nel materiale dell’ancia. Lo Zamr o Zurna è uno strumento musicale a fiato in uso presso i popoli di lingua araba. Ne esistono di due tipi: uno ad ancia semplice e tubo cilindrico, l’altro ad ancia doppia e canna conica, che diede origine all’oboe.

Duduk

Duduk

Antico strumento musicale tradizionale armeno, sicuramente il più riconoscibile di questa terra, è solitamente costruito con legno di albicocco (difatti viene anche chiamato “flauto albicocca”), è uno strumento ad ancia doppia in seguito alla diaspora armena si è diffuso in gran parte dell’Europa orientale e del Medio Oriente. Viene paragonato alla voce umana maschile ed è frequentemente utilizzato durante i funerali, a causa del suo tono malinconico, ma anche durante le celebrazioni o le danze. Nel 2005 è stata inserita dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni orali e immateriali dell’umanità.

Mizmar

Mizmar

Strumento a fiato d’origine egiziano-turca che si può apparentare a un oboe comune. Costruito interamente in canna sottile, dall’intonazione sempre diversa; in Egitto ne esistono 3 tipi, ognuno ha una lunghezza e un registro differente. Il più piccolo “sîbs”, il più grande “telf” e il “chalabîya” o “mizmar sa’idi” di taglia media. I suonatori di mizmar in Alto Egitto nominati comunemente “zummarin” suonano generalmente in tre sostenuti ritmicamente dal “tabla baladi” specie di gran cassa a doppia pelle, che dà spesso il suo nome a questa specie di formazione.

Low whistle

Low whistle

Strumento discendente dal flauto barocco, i primi furono costruiti nel XVI secolo in legno non accordabili. Verso la fine del diciassettesimo secolo, i metalli quale nichel e l’ottone sono stati usati per migliorarne il suono. Lo strumento oggi usato è piuttosto recente, alcuni dicono che lo abbia rintrodotto nella musica irlandese all’inizio degli anni ‘70 Findbar Furey. Il low whistle è accordato un’ottava sotto il tin whistle, sempre con sei fori e ha un suono molto caldo e vellutato. Si usa solitamente nelle tonalità di re e do e viene costruito conico o cilindrico.

Tin whistle

Tin whistle

Il whistle è uno strumento apparentemente semplice ma in realtà di grande efficacia. Può essere considerato un discendente povero della famiglia dei flauti dritti. Il nome completo è penny whistle (“whistle da un penny”) oppure tin whistle (“whistle di latta”) che denota il suo carattere economico e popolare. E’ di solito il primo strumento che imparano a suonare tutti i giovani irlandesi. Il modello più tradizionale è quello costruito dalla ditta Clarke, ricavato da un foglio di latta ribattuto e saldato a forma di cono sottile, con l’imboccatura di legno, di colore nero ed in tonalità di do. Il whistle cilindrico è ricavato da un tubo di metallo di vari diametri e ha l’imboccatura di plastica, spesso in tonalità di re madisponibile in tutte le altre tonalità e utilizza gli stessi abbellimenti del flauto traverso.

Bansuri

Bansuri

Flauto di bambù dalle origini antichissime tipico della cultura indiana. Bansuri (dal sanscrito bans- bambù e sur- melodia) viene descritto nei Veda e raffigurato in moltissimi bassorilievi e dipinti antichi di 2000 anni. Strumento costruito da una semplice canna di bambù in cui vengono praticati “a caldo” sei fori che accuratamente lavorata ed intonata permette al musicista di suonare in un’estensione di tre ottave. Nella tradizione musicale dell’India del nord il miglior bambù in assoluto per bansuri viene raccolto in Assam, una regione confinante con la Birmania.

E’ stato certamente il flautista Pandit Pannalal Ghosh  (1911- 1960), a valorizzare e a rendere popolare il bansuri nella seconda metà del secolo scorso. Prima di Pandit, il bansuri era un flauto di piccole dimensioni suonato da monaci e da pastori e menestrelli.  I più usati sono quelli di tonalità in sol, re, do, fa.

Flauto armonico

Flauto armonico

Il flauto armonico o flauto in salice è uno strumento molto diffuso nel centro della Norvegia e ai confini con la Svezia con forme e caratteristiche in parte differenti. E’ presente anche in altre culture come quella della Slovacchia, Tanzania, in Sud Africa.
La sua particolarità consiste nell’assenza dei classici fori del flauto: in pratica è un semplice tubo  con cui produrre melodie ricavate dalla concatenazione di note di una particolare scala naturale armonica.
Mancando di fori, i suoni sono prodotti e variati attraverso l’intensità dell’aria introdotta all’interno dello strumento, soffiando piano si ottengono le armoniche delle note basse, soffiando sempre più forte si ottengono le risonanze armoniche più alte e della seconda ottava, e chiudendo o aprendo l’estremità del tubo con un dito si possono creare altre differenti armoniche.

Flauto dolce

Flauto dolce

Strumento di origine antica, il suo antenato veniva largamente utilizzato all’epoca dei romani, chiamato Tibia perché costruito in osso. Il Flauto dolce in origine era costruito in un unico pezzo cilindrico. In età rinascimentale il corpo fu diviso in due segmenti, uno contente il becco l’altro i fori per le dita e la foratura fu assottigliata verso l’estremità inferiore; nel seicento e settecento i segmenti divennero tre essendosi aggiunto il “piede” che recava il foro per il mignolo, la foratura si assottigliò ulteriormente e divenne più accentuatamente conica e alcuni fori furono duplicati per ottenere i semitoni. Cromatico, esiste in Fa e Do, dal sopranino al grande basso.

Furulya e Fluier

Furulya e Fluier

Furulya ungherese: tradizionale flauto diatonico della musica popolare ungherese, come tutti i flauti di questa cultura possiede la finestra del boccaglio è posta posteriormente e la sua lunghezza varia dalla tonalità. La sua estensione è di due ottave e di solito è costruito in frassino.

Fluier rumeno: sottile flauto popoalre con sei fori costruito con differenti legni a seconda della zona, anticamente suonato dai pastori è caratteristico per l’apertura posteriore, è cugino della furulya ungherese.

Mohozeno

Mohozeno

Flauto boliviano di grandi dimensioni tipico della zona del lago Titicaca. Viene ricavato dal tratto compreso tra due nodi della canna di bambù, nel quale si praticano cinque fori anteriori ed uno posteriore. Solitamente suonato in “trope” (gruppi) che variano da 12 a 24. E’ costruito in tre taglie fondamentali: Aykory il più grave, Salla accordato una quinta sopra e il Cherke accordato un’ottava sopra l’Aykori. Ha un suono molto morbido e profondo. Accordato in modo sempre diverso suona una scala diatonica priva del VII grado.

Chaval

Kaval

Con il nome di “Kaval” vengono definiti molti modelli di flauto mediorientale. Il tipico Kaval Bulgaro diffuso nella Tracia, con un suono particolarmente dolce, ad imboccatura dritta, permette di eseguire anche melodie tecnicamente difficili. Esistono anche tanti fiati turchi ad ancia singola chiamati Kaval. Oggi il Kaval è abbastanza diffuso, viene costruito in varie tonalità ed ha un’estensione di due ottave.

Ocarina

Ocarina

L’ocarina è uno strumento a fiati italiano di forma ovoidale allungata generalmente costruito in terracotta; aerofoni del genere, genericamente noti anche come arghilofoni (quando costruiti in argilla), sono strumenti molto antichi e diffusi (con differenti fattezze) presso numerose civiltà arcaiche e ha un suono né troppo acuto, né troppo ottuso e forte
L’ocarina standard impiegata nella musica occidentale fu inventata in Italia,  a Budrio durante la metà del XIX da Giuseppe Donati, La sua forma ovoidale allungata ricorda il profilo di un’oca privata della testa: il nome infatti deriva da ucareina, diminutivo di oca in dialetto bolognese.
L’ocarina ha una caratteristica originale rispetto agli altri tipi di flauto: si tratta di un flauto globulare, ovvero ha una camera di risonanza tondeggiante e chiusa, non cilindrica ed aperta come la maggior parte dei flauti. Si tratta dunque di un risonatore semplice, in cui è l’intera massa dell’aria contenuta nello strumento a vibrare.

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